Open, la mia storia- Andre Agassi (lo abbiamo letto per voi)

open

“Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare perchè non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, fra ciò che voglio e ciò che faccio effettivamente mi appare l’essenza della mia vita…”

«Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis, lo odio di una passione oscura e segreta, l’ho sempre odiato. Quando quest’ultimo tassello della mia identità va al suo posto, scivolo sulle ginocchia e in un sussulto dico: fa’ che finisca presto».

.

Un padre dispotico e ossessivo che con i suoi metodi brutali diede l’avvio a una delle carriere sportive più sfolgoranti e anche controverse di tutti i tempi. Gli allenamenti a ritmi disumani, contro il «drago» sputapalle.
La solitudine assoluta in campo che gli nega qualsiasi forma di gioventú. E poi una carriera da numero uno lunga vent’anni, punteggiata da imprese memorabili, ma anche da paurose parabole discendenti. E chiacchierati matrimoni: Brooke Shields e Steffi Graf. Una vita sempre sotto i riflettori. Ma non senza dolorosi lati oscuri.

.

 

A mio parere

agassi-look-grungePer chi ha praticato il tennis come me, Andre Agassi appariva come un vero, autentico uragano di novità che, con i suo capelli ossigenati, l’orecchino e il look più da musicista punk che da tennista, ha stravolto  l’austero mondo del tennis. Con il suo gioco ai limiti  dell’assurdo fatto di velocità, potenza, rapidità poco elegante ma efficace, unita alla spavalderia di attaccare proprio dove l’avversario aveva i suoi punti migliori, dava l’impressione di un tennis, se non esaltante, sicuramente nuovo.

Da ragazzo adoravo Agassi, e cercavo di imitarne i colpi d’anticipo, ma non avrei mai immaginato che, a distanza di tanti anni, avrei amato anche il suo libro, in cui mette in luce, con onestà e franchezza, un lato umano del tutto inedito. Un’ avventura stile “Agassi”, un cocktail di ironia,  consapevolezza, umiltà e melanconia.

Cosa racconta

Il libro comincia dalla fine, dal suo ultimo incontro, per poi tornare alle origini e ripercorrere suoi i 21 anni di carriera e di alcuni dei più incredibili match giocati, dei rivali di varie generazioni, da Jimmy Connors a Pete Sampras a Roger Federer, dei suoi matrimoni da rotocalco con Brooke Shields a Steffi Graf, e di molto altro.
“Ho 7 anni, sto parlando a me stesso perché ho paura e nessuno mi ascolta, a parte me. Tra un respiro e l’altro sussurro: smettila Andre, basta… … Ma non posso. Non solo mio padre mi inseguirebbe per tutta casa con la mia racchetta, ma qualcosa nel mio stomaco, me lo impedirà. Io odio il tennis, lo odio con tutto il mio cuore, e lo continuo a giocare perché non ho scelta.”

 

.

Continua raccontando l’amore-odio rivolto verso il padre-padrone culminato il giorno in cui gioca in un allenamento in pubblico contro di lui
” …conduco 5-2 e servo per il match. Non ho mai vinto con mio padre. All’improvviso esce dal campo. Prendi la tua roba, dice. Andiamo.
Non intende finire la partita. Preferisce svignarsela che perdere con suo figlio. Mentre faccio la borsa, provo l’eccitazione più grande.
E’ la vittoria più dolce della mia vita… perchè è la vittoria che ha indotto mio padre a scappare da me.”

.

L’odio che prova per gli studi come per il tennis rende turbolenta la sua permanenza alla Bollettieri Academy, in cui “plasma” la sua anima ribelle  indossando salopette in jeans sporche e stinte, rasandosi come un punk, smaltandosi le unghie, provocando risse e consumando litri di whisky.
Stà già formandosi l’Andre tenace e testardo,  motivato però da un senso inestirpabile di insicurezza, quello che diventerà un fenomeno di marketing, una sorta di “clown” che a 21 anni  avrà già giocato, e perso, tre finali dello Slam, il simbolo del tennis rock-and-roll che per anni diserterà Wimbledon per non piegarsi alla regola del bianco.

 

.

Sarà l’Agassi anticonformista che sfiderà gli altri tennisti fuori e dentro un rettangolo di gioco, come quando racconta l’episodio in cui: 

“Quelli della Nike mi avevano invitato per mostrarmi l’ultimo campionario. C’era anche McEnroe, che avrebbe scelto per primo.
Lui ha preso su un paio di calzoncini in jeans e ha detto: E questi che cazzo sono? Ho spalancato gli occhi… se non li vuoi tu, me li prendo io.
Adesso li indosso a ogni match… e così pure un’infinità di miei tifosi… dicono che cerco di cambiare il tennis, in realtà sto tentando di  evitare che il tennis cambi me.”

 

.

Ma sarà anche l’Agassi che riuscirà, suo malgrado, a far esplodere il suo talento nonostante il suo conflitto interiore che lo porta a continui alti e bassi fino alla sua prima grande vittoria:
“In finale a Wimbledon contro Ivanisevic al quinto set… la sua palla si ferma in rete, e come per incanto, dopo 22 anni e 22 milioni di colpi tirati, sono vincitore di un torneo dello Slam.
Qualche ora piú tardi, tutto tremante, chiamo mio padre a Las Vegas.
Papá? Sono io! Mi senti? Cosa ne pensi? Silenzio.
Papá? E’ stato imperdonabile perdere quel quarto set.
In shock, rimango in attesa, non fidandomi della mia voce. Quindi aggiungo, meno male che ho vinto il quinto, no?
Lui non dice nulla. Non perché non é d’ accordo, ma perché sta piangendo.
Riesco a percepire mio padre tirar su con il naso, so che é orgoglioso di me, solo non riesce ad esprimere le sue emozioni.
Ma non posso biasimarlo per non riuscire a dire ció che ha nel cuore. E’ la maledizione di famiglia.”

 

.

Quel fenomeno dell’immagine che spesso  sembra superare il suo innato talento tennistico tanto da creargli insolite fobie:
“Sto perdendo i capelli… la sera prima della finale sento il parrucchino che Philly mi ha comprato disintegrarmi sotto le mani.
Sono nel panico più totale. Philly mi aiuta a rimetterlo a posto fissandolo con non meno di 20 mollette. Potrei giocare anche senza,  ma dopo mesi di scherno e critiche, sono troppo suscettibile.
Cosa penserebbero se sapessero che porto il parrucchino? Durante il riscaldamento, prego. Non di vincere, ma perchè il mio parrucchino rimanga sù. A ogni scatto lo immagino che cade… milioni di persone si sporgono verso la TV e in decine di lingue e dialetti dicono: Ma i capelli di Agassi sono caduti?”

.

 

andre-agassi-family-Una vita costruita al punto che, l’unione con Brokke Shields che il pubblico ritiene un’operazione di marketing, risulta essere l’unica cosa autentica della sua vita.
La corte a Steffi Graf, di cui è sempre stato innamorato fin da ragazzo,  e che riuscirà a sposare, i suoi due figli, la malattia della sorella, la sua Andre Agassi Foundation for Education, pagine  che vi consiglio di leggere senza tralasciare le divertenti righe in cui descrive il primo incontro tra i due consuoceri.

.

 

La frase che si legge più spesso è “odio il tennis” e la sua considerazione finale rispecchia tutte le sue contradizioni:
“Sono passato dal rifiuto di questo gioco per la maggior parte della mia vita e della mia carriera, al capire che in fondo proprio grazie al tennis ho ottenuto la mia scuola,  mia moglie, l’opportunità di crescere i miei figli.”

 

Il giocatore famoso per il suo ritmo infernale in campo, specie tra un punto e l’altro, come a voler sempre guardare avanti, si racconta senza pudore in questo libro che il New York Time non ha esitato a giudicare come…:

“Open è uno dei più appassionanti libri contro lo sport che siano mai stati scritti da un atleta. Non è soltanto il memoir di un atleta, ma un vero e proprio racconto di formazione di grandissima profondità”.

 

agassi

 

andre_agassiAndre Kirk Agassi (Las Vegas, 29 aprile 1970), ha giocato a tennis come professionista dal 1986 al 2006 ed è stato per ben 101 settimane numero 1 del tennis mondiale.
Vincitore di 17 titoli ATP Masters Series, tra i quali 8 tornei del Grande Slam,  un oro olimpico e una Coppa Davis. Attualmente vive a Las Vegas con la moglie Stefanie Graf (anche lei ex campionessa di tennis) e i suoi due bambini Jaden Gil e Jaz Elle.



Riguardo l'autore dell'articolo posso dirvi che..

ha scritto 277 articoli su BAFAN.IT.

Articoli correlati

ADESSO TOCCA A TE!

Scrivici cosa ne pensi di questo articolo...

Lasciaci una domanda, un saluto o soltanto rendici partecipi dei tuoi dubbi!

Come vedi non hai scuse!


Devi essere Registrato o Loggato per lasciare un commento.




Made by BAFANGROUP - Professional 'nd style since 2004