“Non chiedere perchè” di Franco Di Mare (lo abbiamo letto per voi)

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Un giornalista nella guerra dei Balcani. Una bambina in un orfanotrofio della capitale bosniaca assediata. Un sorriso, due piccoli occhio neri che lo fissano e uno straordinario, folle atto d’amore di un uomo nell’inferno di Sarajevo. Una storia cruda, emozionante ed intensa. Ma soprattutto, una storia vera.

La storia vera di Franco Di Mare

La chiamata improvvisa di Ljubo nel capezzale di Edin un amico comune, fà ripiombare Marco con la memoria indietro di 20 anni, in una guerra che tutti e tre hanno vissuto.
La Guerra dei Balcani, ennesima conferma dell’idiozia umana, e lui un inviato di guerra spedito a Sarajevo ormai stremata da mesi di assedio.
Perchè proprio lui? Beh, in fondo, un uomo in fuga da se stesso con una causa di separazione in corso e 20 anni passati in zone di guerra, ha l’anima rivestita di una corazza che lo aiuta a farsi scivolare addosso gli orrori e i sentimenti che si mischiano in quell’inferno.

Dal suo arrivo in città, i racconti e i collegamenti in diretta con i TG si alternano agli episodi di coraggio e disperazione della popolazione locale e alla fredda ferocia dei cecchini appostati.

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Dai crudi capitoli sull’orrore di una guerra

“Tiravano granate sugli orfanotrofi, ammazzavano bambini, facevano il tiro a segno sugli alunni delle elementari…”.
“Uccidersi per paura di morire. Esiste forma di disperazione più grande?”

Il servizio sulla granata che ha colpito un orfanotrofio finirà sicuramente tra i titoli di apertura di un TG e, si sà, i bambini colpiscono sempre la sensibilità del pubblico.
Non può immaginare che i due piccoli occhi scuri di una bambina bruna accenderanno in lui una scintilla che divamperà nel suo più grande e folle gesto d’amore.
Perchè proprio lei in mezzo a tanti altri? Come riuscirà a portarla via da quell’inferno? E come riuscirà a prendersi cura di lei?
Marco se lo continuerà a chiedere mentre, tra la ferocia della guerra e le insidie della burocrazia, con l’aiuto di un gruppo di persone, cercherà di inseguire il suo sogno: portarsi via quella bambina.

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Al commovente capitolo dell’affido

“Erano tutti lì, piccoli e grandi, attorno alla nurse che la stava vestendo, erano venuti a salutare una di loro che se ne andava. Marco la prese in braccio trafitto da decine di occhi.
Davanti ai loro sguardi ancora quella domanda: Perchè lei… e non quel biondino o quella bambina magra che se ne stava da una parte sorridendo?
I bambini correvano al loro fianco, un passo lui, due loro. Se avesse potuto li avrebbe portati via con sè tutti quanti.
Era insopportabile. Voleva scappare il più velocemente possibile, ma quel fottuto corridoio sembrava non finire mai”.

E quando tutto sembrava andare per il meglio, qualcosa ricacciava indietro le sue speranze facendo riaffiorare tutte le sue incertezze. La sua incrollabile determinazione veniva a volte alimentata dal buon Edin che citava sempre i suoi amati scrittori.

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Fino all’epilogo

Davanti ad un destino beffardo che gli apre porte come per miracolo, ma gli pone davanti gli ostacoli più insidiosi proprio quando il sogno è a portata di mano, a Marco rimane sempre quell’interrogativo del perchè avesse lui scelto proprio quella bambina. Ma forse è stata lei, “l’angelo di Sarajevo” a scegliere lui.

Un passo alla volta, un capitolo alla volta, e l’odio infinito di una guerra scompare davanti all’innocenza di una bambina scampata all’eccidio.

“… -il sogno spezzato di Sarajevo.
-Quale sogno spezzato?
-Cinquecento anni di convivenza tra religioni ed etnie.
-Il tanto decantato “islam moderato”, beh, ce lo avevamo a pochi chilometri da casa.”

sarajevo

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A mio parere

Un libro che si legge d’un fiato e che vorresti non finisca mai e da cui Beppe Fiorello ha tratto la fiction televisiva “L’angelo di Sarajevo”. Proprio perchè incuriosito dalla promozione televisiva, ho voluto leggere il libro prima di guardare quella che alla fine, più che una fiction è una pagina di vita vera.
Forse consapevole di una storia ispirata a vicende realmente accadute , il libro risulta emozionante e coinvolgente.
Forse perchè, nel lontano 1992, quella guerra si combatteva solo aldilà dell’Adriatico, la lettura ti lascia una strana senzazione, quasi di vergogna.
Una veloce ricerca su internet svela tutti i nomi reali che lo scrittore ha cambiato per ovvi motivi.
Tra le altre persone, l’autore-protagonista dedica il libro a Stella, una figlia ormai ventenne serena e orgogliosa del padre. Lei lo sà il perchè, ora anche noi.

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“Pagina dopo pagina ci si affeziona a quest’album dell’anima, al suo protagonista e alla piccola Malina, all’autore che
ancora oggi non sa rispondere se c’è un perché alla strage di tanti innocenti e all’uomo Franco che ci fa ricordare che
l’amore è il vero atto di follia cui dovremmo aspirare.”
-Il Sole 24 ore-

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“Lucido, puntuale, realistico, rabbioso, un romanzo senza patetismi, senza sentimentalismi, semmai commozione ingoiata e un fianco esposto ai cecchini.
L’assuefazione al disamore, il cinismo, una storia di stanchezza occidentale”
-Il Riformista-

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franco-di-mareFranco Di Mare è nato a Napoli nel 1955. Giornalista dal 1983, dopo vent’anni passati a seguire conflitti come inviato di guerra in Africa, America centrale, Medio oriente e Balcani,passa alla conduzione televisiva di “Sabato e domenica”. Ma è la conduzione di “Uno mattina” che lo fa conoscere ad una più vasta platea di pubblico.
Premiato con vari premi sia per la sua attività di giornalista che quella di scrittore, Franco Di Mare lascia raccontare nella fiction televisiva “L’angelo di Sarajevo”, la sua storia e quella di una bambina che è oggi sua figlia adottiva.

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