La leggenda e la magia dei Giochi Olimpici.

Alla vigilia dei giochi olimpici di Londra, vogliamo ricordare quelle che forse è stata l’edizione più leggendaria,almeno per i personaggi e le imprese che si sono incrociati. Stiamo parlando di Berlino 1936!

Berlino, 1° Agosto 1936, hanno inizio gli XI Giochi Olimpici, quelli che forse più degli altri  rimarranno impressi nella storia. Il mondo corre, inconsapevole che di lì a pochi anni, la bestia umana darà libero sfogo ai suoi istinti peggiori in un irresponsabile escalation di odio e violenza che culminerà nella 2a Guerra Mondiale.
La  Germania intanto maschera la sua vera faccia ospitando la competizione che, più di ogni altra, dovrebbe rappresentare i valori di lealtà e amicizia tra i popoli e che, nonostante la propaganda nazista, lascerà comunque un segno di incredibile umanità grazie agli incroci di  vite che il destino riserverà ad un’atleta in particolare: Jesse Owens.

Tutto è pronto fin nei minimi dettagli, dovranno essere le Olimpiadi meglio organizzate della storia moderna, è l’occasione perfetta che Hitler ha per dimostrare la sua teoria sulla superiorità della razza ariana e incarica di immortalare l’evento la più grande regista tedesca: Leni Riefenstahl.


Tutti i momenti della manifestazione sono ripresi dall’occhio artistico della regista tedesca che sta girando il suo kolossal “Olympia”, un opera d’arte che la Riefenstahl sottrae ai tentativi di trasformarlo in uno strumento di propaganda  del regime.
Alle continue pressioni, la regista precisa al Fuher che non le importa chi siano o da dove vengano le persone che lei riprenderà, per lei contano solo le immagini e il ritmo. Hitler dotato di un’ innata, per quanto perversa, intelligenza, dà ragione e carta bianca all’artista: “non ha importanza, faccia come ritiene meglio, non voglio un film che riprenda cronologicamente l’evento e che annoierebbe gli spettatori”, così decretò il Fuhrer.
La regista fà tutto di testa sua, lo dimostra lo spazio che nel film dedica ad un atleta nero, e per giunta americano che la affascina per carisma, potenza ed eleganza, tanto da riuscire a convincerlo a farsi riprendere anche durante gli allenamenti. Quello che in pratica avrà più risalto nel film sarà Jessie Owens.

Jesse Owens è in lista in 4 specialità, 100m. e 200m., salto in lungo e staffetta 4X100.
Si stà preparando al via la finale dei 100m., il velocista di colore viene avvicinato da un piccolo artigiano tedesco, Adolf Dassler, che ha appena realizzato, assieme al fratello Rudolf, un tipo di scarpe più leggere e comode di quelle che solitamente indossano gli atleti. Owens accetta l’offerta e, inconsapevolmente, da il via alla prima sponsorizzazione sportiva della storia moderna. Perchè? Beh, prendete le prime lettere del nome e cognome, e Adolf Dassler diventerà il fondatore del marchio “Adidas”. Non solo, di lì a poco, a causa di un litigio, il fratello Rudolf lascerà l’azienda, ne fonderà una tutta sua, e la chiamerà… “Puma”!

Dicevamo che le Olimpiadi offrono episodi di lealtà e amicizia sportiva, e la storia di Jessie Owens si intreccia con quella di un altro atleta con cui stringerà un amicizia, il tedesco Luz Long. I due non immaginano nemmeno quello che stà per accadere alle loro vite, ne quello che accadrà al mondo fra pochi anni, loro sono solo atleti, il loro scopo è correre e possibilmente vincere.
Si conoscono al villaggio olimpico e la loro amicizia si suggellerà durante la gara di salto in lungo dove i due si sfidano, con Luz Long detentore del record europeo.
Le qualificazioni del salto in lungo si disputano in contemporanea con le batterie dei 200m. e Owens, forse distratto, crede di fare un salto di riscaldamento invece la gara di salto è iniziata e i giudici chiamano “salto nullo”. Owens si innervosisce e fallisce anche il secondo salto, gliene resta soltanto uno per tentare di qualificarsi per la finale. Mentre Owens si prepara per il suo ultimo tentativo, Long (già qualificato) si alza, và da lui e gli traccia uno spazio di 30 cm. prima della linea di stacco, e gli fà cenno di centrare la linea. Owens stacca proprio sulla linea tracciata dal rivale tedesco ed è in finale. La finale altro non sarà che un’ emozionante sfida a due che si conclude con la vittoria del’americano.
Per lui è la seconda medaglia d’oro che diventeranno 4 dopo i 200m. e la staffetta.
Luz Long, seppur sconfitto, non sà trattenere una gioia istintiva, corre da Owens e si congratula con lui. Un gesto coraggioso dal momento che hanno gli occhi di tutto lo stadio addosso, compreso lo sguardo fulminante di Hitler. Incuranti, i due si avviano verso gli spogliatoi spalla a spalla discutendo dell’ entusiasmante sfida.

Purtroppo, tale esempio di lealtà e amicizia non fu documentata sufficentemente, Hitler tra l’altro aveva deciso che avrebbe stretto la mano solo agli atleti tedeschi. Per Owens sarà più grande la delusione al rientro in patria, dove il Presidente Roosevelt si rifiuta di ricevere gli atleti afro-americani. Gli anni della rivendicazione dei neri sono ancora lontani.

Owens e Long, rimangono in contatto per diversi anni finchè la guerra non li dividerà per sempre. Il tedesco, che nel frattempo ha avuto un figlio,  viene ferito mortalmente  in Sicilia proprio mentre contrasta lo sbarco degli americani. Owens mantiene i rapporti con la famiglia dell’amico e, nel 1961, proprio all’Olympia Stadium dove aveva conosciuto il padre, riesce ad incontrarne il figlio. Nei suoi occhi rivede l’amico avversario, a lui, che alla morte del padre aveva solo 2 anni, dovrà narrare di un’amicizia straordinaria che nessun libro di storia aveva potuto raccontare.
Jesse Owens per anni detenne il primato di medaglie d’oro vinte in un’ Olimpiade, finchè a Los Angeles nel 1984 venne eguagliato da un altro atleta afro-americano: Carl Lewis, il figlio del vento.
Ma questa è un’altra Olimpiade.

“Si potrebbero fondere tutte le medaglie e le coppe d’oro che ho e non servirebbero a placcare in oro a 24 carati l’amicizia che sentii per Luz Long in quel momento.”

                                                                                                                      – Jesse Owens-



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