L’anno del pensiero magico

Joan Didion (Sacramento, 5 dicembre 1934) è una giornalista, scrittrice e saggista statunitense vincitrice del National Book Award nel 2007, divenuta famosa negli anni settanta si è interessata sin da giovane alle teorie complottiste, alla paranoia e alle sociopatologie esprimendosi in un colorato stile ermetico, sibillino, influenzato dagli studi liceali sulla cultura dell’Antica Grecia e sugli oracoli in particolare.
“La vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante.”, oppure, semplicemente, la vita cessa di essere in un istante. Così, da un momento all’altro. È quello che è successo a Joan Didion, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice, ed è quello che racconta in questo libro intenso e doloroso. Era il 30 dicembre 2003, Joan e il marito John erano tornati a casa dall’ospedale dove era ricoverata la figlia in condizioni gravissime. Lei preparava la cena, lui era seduto al tavolo. Lei gli aveva fatto una domanda. Lui non aveva risposto. Era caduto a terra. Allora, è questa la vita? Un attimo ci sei, chissà se hai fatto in tempo a sentire che ti chiedevano qualcosa, non darai mai una risposta.

Trama
E “l’anno del pensiero magico” è il 2004, un anno di 366 giorni in cui ogni giorno e ogni momento della giornata sono segnati da un ricordo – del passato, di cose fatte, incontri, parole dette. O da un flash di cose che si potrebbero fare, incontri di cui si vorrebbe raccontare, parole che si vorrebbero dire. A qualcuno che non c’è più. E il pensiero magico è la forza del pensiero che vorrebbe compiere una magia e far ritornare l’uomo amato. Il libro è pieno di voglia di sopravvivere nonostante il senso di colpa, la rabbia per l’abbandono, l’incapacità di farsene una ragione. Lasciar andare i propri morti è la parte più difficile di un lutto, la guarigione passa attraverso la consapevolezza che non c’era nulla da fare per salvare la persona amata.
L’anno del pensiero magico è un’elegia per la morte dell’amato e anche la storia di una donna che non si lascia andare, perché nello stesso anno in cui piange la morte del marito, Joan si trova a combattere per la vita della figlia Quintana, dentro e fuori gli ospedali. E allora il libro che nasce come riflessione sulla morte diventa alla fine un’affermazione di vita nonostante tutto, perché la vita vale la pena di essere vissuta, perché solo la vita può sconfiggere la morte.

La vita e la morte sono due cose inseparabili e tanto il loro arrivo incontrollabile. Siamo preparati tutta la vita che un giorno la morte ci sarà, ma quando ci sorprende, il nostro paradiso viene distrutto, non si vede più il futuro e non ci importa nemmeno cosa ci succederà a noi stessi, perché non esiste più un “noi”, solo un “io” e il resto rimane avvolto nei ricordi, in quello che si voleva ancora fare, che non si è detto e nelle paure di un domani. Il dolore è insopportabile. Ci si sveglia all’improvviso, da soli nel grande letto e senza accorgerci chiamiamo la persona che ci manca….risponde il silenzio, pesante e doloroso e la realtà della situazione ci strappa il cuore, l’anima intera e il futuro del nostro “Io” non ha alcun senso e non ci interessa.Non esiste più la voglia di aprire gli occhi la mattina, alzarsi e fare qualcosa perché il nostro sorgente di vita e di tutte le nostri azioni non esiste più…se n’è andato per sempre, e con lui se n’è andato un grande pezzo del nostro “Io” e tutto quanto per cui valeva la pena di svegliarsi….rimane solo il dolore, un grande vuoto e cresce la rabbia alla crudele vita e ingiustizia che la morte aveva scelto di venire proprio a casa nostra.
Abituarsi è difficile. All’inizio non osiamo nemmeno a toccare le cose della persona cara, perché, chissà, da un momento all’altro potrebbe arrivare e gli serviranno… dopo le conserviamo per la paura di dimenticarci anche solo per un instante di lui o di momenti straordinari passati in sua compagnia però, secondo me, nessun oggetto non può far tornare la persona che ci manca e non ci aiuta nemmeno a non dimenticarcene negli anni che seguono…. alla fine il tempo innebbia tutti i colori e i ricordi, ecco, io credo che una persona muore davvero quando non c’è più posto nel nostro cuore per lei e quando cominciamo davvero a dimenticarci che una volta faceva parte della nostra vita. Finché questo non succederà, sarà sempre con noi a darci il coraggio di continuare il nostro viaggio, di affrontare le situazioni difficili, di cambiare tutta la nostra rabbia e il dolore nell’amore alle persone che ancora fanno parte della nostra vita e ci dà la forza per non rinunciare alla propria vita, ma anzi, per combattere ogni istante per i nostri figli e la loro felicità.
Anche se dura e a volte sofferente, la vita è nello stesso tempo bellissima e il più grande dono che ci poteva capitare. Nonostante una nota triste di questo libro ve lo consiglio di leggere.

Riguardo all’autore:

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