Cosa resterà degli anni 80: Spandau Ballet

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Se lo chiedeva pure Raf:”Cosa resterà degli anni ’80?”.

Erano gli anni in cui, per chiedere ad un amico di uscire, non lo contattavi sui social, ma andavi a suonargli il campanello di casa, nelle squadre di calcio esistevano ancora i giocatori-bandiera e non ti preoccupavi di come modificare la Play Station, tutt’al più escogitavi un sistema per tener aperto il pulsante del calcetto da tavolo per far uscire le palline senza dover infilare le monetine.
Dopo oltre 30 anni e mille cambiamenti, una cosa sicuramente ci è rimasta: la musica.

L’ultimo decennio da ricordare, quello delle scoperte o delle consacrazioni di artisti che continuiamo ad ascoltare anche oggi, basti pensare a Vasco Rossi, Zucchero o Jovanotti in Italia, oppure oltre confine con Bruce Spregsteen, Madonna o gli U2.
L’ultimo decennio prima che, con l’arrivo degli anni ’90, campionatori e computer favorissero l’arrivo di suoni “sintetici” come l’House, e in seguito la Tecno, che permisero a chiunque dotato di un briciolo di creatività di confezionare brani da far girare prevalentemente nelle radio o nei mixer di una discoteca.

Voglio allora tornare indietro di 30 anni e ricordare quel tipo di musica che, a torto o a ragione, veniva dispregiativamente definita come “disco music”: quella che girava nei piatti della maggior parte delle discoteche italiane.
Non solo, cercherò di proporvi quelli che erano i personaggi più gettonati in maniera… alternativa.

Come non cominciare allora con una band che recentemente è tornata in Italia?
La band che in quel periodo ha diviso con i Duran Duran l’isteria collettiva giovanile
come non accadeva dalla rivalità tra i Beatles e i Rolling Stones:

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 SPANDAU BALLET

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Belli, bellocci ed eleganti, discretamente dotati di doti musical-canore, i cinque Spandau Ballet (25 milioni di album venduti), che a leggere i loro nomi pare la formazione del Manchester United, hanno imperversato per tutto il decennio toccando il culmine nel 1987, tanto da essere protagonisti del concorso “Mars chiama Spandau Ballet” che vide Treviso eletta come “Città Spandau” grazie all’invio di oltre 20mila incarti del famoso snack.
I giovanissimi trevigiani si ritrovarono con brufoli e tasso del colesterolo in aumento e un concerto gratis in città.
Adesso, dopo decenni, posso dire “anch’io c’ero!” ed è stato un avvenimento unico,
una generosa performance di Tony Hadley & C. arricchita dalla suggestiva musica tratta dall’ opera classica “Romeo e Giulietta” di Prokofiev usata come intro per l’entrata in scena del gruppo.

Ma prima dei vari “True“, “Gold” e “Trough the barricade” gli Spandau Ballet erano intrisi di sonorità dark-elettroniche, uno dei sound che segnarono quei favolosi anni ’80.

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Per chi non se la ricorda, ecco a voi ” To Cut a Long Story Short“.

 

 



Riguardo l'autore dell'articolo posso dirvi che..

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