Cosa resterà degli anni ’80: Duran Duran

Duran-Duran

Sono sopravissuti a tre decenni di musica e oggi sono ancora presenti nelle classifiche di mezzo mondo.

Simon Le Bon oggi ha un pò di pancetta ma, ormai possiamo rivelarlo, ce l’aveva anche in quegli anni.
A John Taylor sono venuti i capelli grigi, ma almeno non gli sono ancora caduti e non ricorre a nessun riporto.
Nick Rhodes continua invece a fare uso di fard e mascara nonostante sia stato ammonito da Vasco Rossi in una delle sue canzoni (“…e poi la smetti con tutto quel trucco che non sta’ bene te l’ho gia’ detto!”).
Di Roger Taylor, neppure lontano parente di John (che ci tiene in particolar modo a precisarlo), diciamocelo chiaramente, non è mai importato niente a nessuno visto che, come la gran parte dei batteristi , se ne stà lì dietro ad un mucchio di bussolotti su cui picchiare e dove nessuno lo può ammirare.

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I Duran Duran all’inizio degli anni ’80 erano completati dalla chitarra di Andy Taylor, altro personaggio con lo stesso cognome che niente aveva a che spartire con gli altri due (con rinnovato sollievo di John) e salirono alla ribalta nel 1981 con l’omonimo album grazie a pezzi come “Planet heart” e “Girl on film“.
Ma è con l’album pubblicato l’anno successivo  che i cinque ragazzotti conobbero fama e successo,  con la pubblicazione dell’album “Rio“.
Senza nulla togliere agli altri lavori, l’album del 1982 risulta a mio parere il migliore di quelli pubblicati e, grazie all’appena nato canale  “Videomusic“, il video del singolo  “Rio” cominciò a girare e la canzone a scalare le classifiche.
Facevano parte dell’album le godibilissime “My Own Way” e “Hungry Like the Wolf”,
la più amata dalle ragazzine “Save a prayer”, e poi signori, quanto bella è la suggestiva “The Chauffeur”?

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duranduran

Negli anni ’80 il quesito era: meglio i Duran Duran o gli Spandau Ballett?
Sarebbe come chiedere se è più buona  la panna o il cioccolato?

Il successo culiminò  nel biennio ’84/’85 che li vide protagonisti al Live Aid e autori del tema musicale  per il film “Agente 007 – Bersaglio mobile”. Furono perfino inconsapevoli soggetti del film a uso e consumo delle tenagers “Sposerò Simon Le Bon” (a cui i maschietti rispondevano “tromberò Madonna“).

Non pienamente soddisfatti dei contenuti, i Duran Duran hanno voluto provare altre  strade, non riconoscendosi  nel genere “pop” che li etichettava a idoli dei ragazzini.
Per dar sfogo alle loro singole doti artistiche e gusti musicali differenti, videro la luce due progetti.

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“Power Station”

Andy e Nick Taylor  creano un gruppo assieme a Robert Palmer e al batterista degli Chic Tony Thompson.
Il loro sound è decisamente rock, batteria e chitarra sono prevalenti in tutti i pezzi di quello che sarà il loro unico album.

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“Arcadia”

Musica che strizza l’occhio all’elettronica quella del trio composto da Simon Le Bon,
Nick Rhodes e Roger Taylor. “Election day”, pezzo ideale da far girare nelle discoteche, sarà la canzone più ascoltata… e forse l’unica.

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Alti e bassi hanno accompagnato i Duran Duran attraverso tre decenni, membri nuovi si sono alternati a graditi ritorni ma ancora oggi, nella loro originale formazione in cui manca il solo Andy Taylor (con celata soddisfazione di John), i loro live sono molto apprezzati anche da chi negli anni ’80 li denigrava, e le scene di isteria collettiva sono state sostituite da apprezzamenti lusinghieri sulle doti artistiche di Le Bon & Company.

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120 milioni di dischi venduti, 30 album, 200 canzoni, oltre 1.200 concerti in ogni parte del mondo, 2 Grammy Award e svariate hit in testa alle classifiche.
Niente male per una band i cui componenti non erano affatto contenti del genere di musica che andavano suonando.



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