Corride? …No, gracias!

Tre fra i più grandi toreri tra cui José Tomas (El Matador Loco), sei dei tori più combattivi dell’allevamento “El Pilar” di Salamanca e gli “OLE” di oltre 20mila persone che sono arrivate a pagare anche fino a 1.500 euro per entrare all’Arena Monumental di Barcellona: in questa cornice si è svolta quella che finalmente dovrebbe essere stata l’ultima corrida in terra Catalana.

Scende così il sipario su una delle più discusse tradizioni spagnole che tanto hanno ispirato artisti come Picasso, Goya o Hemingway, ma che ha anche visto, dalla parte opposta della barricata, migliaia di animalisti che, grazie ad una petizione popolare, sono riusciti a bloccare le corride.

La petizione presentata nella Catalogna ha naturalmente vinto, in una regione che, d’altro canto, non aspetta altro che l’occasione per dar contro al Governo centrale di Madrid!

Dopo le Canarie, la Catalogna è la seconda regione spagnola ad aver abolito la cosidetta tauromachia, “L’abolizione delle corride qui a Barcellona é una piccola vittoria, ma non mi consola– ha dichiarato  Lluis Villacorta, membro del movimento animalista- i tori che non moriranno qui moriranno comunque altrove nella penisola iberica o in Francia”.

D’altro canto è pur vero che sono ormai anni che gli appassionati di questo spettacolo “sangue e arena” sono in forte calo, infatti solo il 22% dei catalani si è dichiarato ancora interessato a tori e toreri e la scusa della tradizione popolare non giustifica la crudele mattanza di tori durante le corride.

I favorevoli alle corride minacciano ricorsi sotto la richiesta di “patrimonio protetto”, anche se qui da proteggere ci sarebbe solamente il toro a cui non và data salva la vita neppure nella malaugurata (per il torero) ipotesi che l’ animale riesca a sopraffare il matador.

 

E’ capitato proprio a Madrid qualche mese fà che tale Julio Aparicio, torero di professione, venisse cornificato… ehm, incornato (non si hanno notizie sull’integrità morale della moglie del torero)  “niente popo di meno” che da “Opiparo”, professione quadrupede taurino, 530 kg di stazza che non aveva nessuna premura di far terminare gli odiosi “ole” degli spettatori paganti.

La corrida in questione ha avuto momenti tragici quando l’“Opiparo”, avendone pieni “los cojones” (imprecazione iberica) di “ole” di quà e “ole” di là, ha pensato bene di infilzare il sior Julio con una incornata che lo ha penetrato dal collo , sotto la mandibola, ed è uscito dalla bocca, mentre il pubblico nell’arena de Las Ventas ammutoliva.

“La morte è passata per un secondo nella bocca di Julio Aparicio” ha intitolato “El Mundo” dopo che, fortunatamente,il malcapitato torero, dopo due interventi chirurgici è stato dichiarato fuori pericolo e non avrà gravi conseguenze!

Per “Opiparo” invece la corrida ha avuto il solito epilogo: matato da un altro torero!

Toglietevi perciò dalla testa che la corrida sia una competizione tra uomo e toro, non è uno scontro ad armi pari, ne un incontro sportivo come un match di pugilato, è puramente una tradizione, un’usanza crudele vecchia come il cucco di cui si potrebbe benissimo fare a meno.

 

Con il pretesto di voler mantener vivi gli usi e custumi locali, gli sfortunati animali non sono protagonisti solo all’interno delle arene ma anche nelle piazze di molte città spagnole come a Manganeses dove viene lanciata dall’alto del campanile del paese una capretta che, seppur viva, non disponendo di ali e men che meno di una Red Bull (e qui si ritorna al toro), mi viene difficile pensare che possa rimbalzare a terra divertendosi un mondo.

Oppure in numerose province dove ci si “diverte” ad  avvitare alle corna del toro piccoli arnesi con palle di cotone, olio e catrame a cui viene dato fuoco.

Come non bastasse, l’animale che sta divincolandosi con il fuoco che gli brucia naso e occhi, viene inseguito e preso a bastonate dalla folla!

La Spagna, paese che io amo, e gli spagnoli hanno altre arti di cui vantarsi e artisti di cui fregiarsi, da Velázquez a Picasso, da Gaudì a Mirò, da Garcia Lorca a Paco de Lucia.

Agli “ole” per matare un toro preferisco il “ticchetacche” in un campo di calcio di Messi e compagni!


Niente più banderillas…
Viva España…!



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