Bar si fa pagare anche l’acqua per il cane

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Amanti degli animali unitevi, in questa estate rovente un bicchiere d’acqua non si nega a nessuno… nemmeno ad un cane. Peccato che sia a pagamento.

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E’ accaduto in un bar del trevigiano dove, assieme ad un altro paio di consumazioni, lo scontrino fiscale emesso dal barista sentenziava un bel 30 centesimi per una ciotola d’acqua che un cliente aveva chiesto per il suo cane.
Non è dato a sapere la taglia del quadrupede, ne tanto meno la grandezza della ciotola, ma immaginiamo che, in base alla quantità di acqua, pure il costo potesse lievitare.
Mentre la speranza comune è che il proprio cane non beva come un cammello, nei social si è scatenato il finimondo dopo che il proprietario dell’assetato canino ha postato la foto della ricevuta del bar.

 

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Pur amante degli animali, e rispettosamente ammirato con chi emette regolare scontrino fiscale, posso permettermi di essere una delle poche “voci fuori dal coro”?
Non fraintendetemi, l’esiguo costo della consumazione il barman se lo poteva anche risparmiare ma, frequentando abitualmente quel genere di locali, vi posso assicurare che qualsiasi cosa, anche se offerta gratuitamente, deve essere sottoposta a scontrino fiscale.
Mi si potrà obiettare che la consumazione può essere fatturata senza chiederne il costo al consumatore: ok, obiezione accolta!

Ma torno come voce fuori dal coro perchè, questo fatto strano già di suo, mi fà tornare in mente un’altra notizia uscita mesi fà e altrettanto strana.

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Ciotola per cani non in regola: al barista multa di 168 euro

 

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Qualche mese fà, la solerte Polizia Municipale di Vigevano, notificava ad un bar la multa per aver messo all’esterno del locale un piccolo portabacinella (diam.30 cm x h.30 cm) dove gli animali potessero  abbeverarsi.

La motivazione del verbale? «Indebita occupazione di suolo pubblico». La vicenda si è conclusa con le scuse dell’amministrazione comunale che ha pure provveduto a saldare la multa.

Insomma, per non sbagliare, meglio attenersi alle regole: chi consuma in un locale pubblico, giusto che paghi!

Ah, inutile sottolineare che, entrambi i casi sottoposti al severo giudizio dei social, hanno avuto sentenze diametralmente opposte.



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