Alberto Moravia – Il disprezzo

La cosa bella, o se vogliamo crudele (dipende dai punti di vista), di ogni storia d’amore è che all’inizio tutto appare perfetto.

Si dice che l’amore renda sordi e ciechi, e deve essere proprio così; ci tappa le orecchie, così che non possiamo sentire eventuali campanelli d’allarme per comportamenti sospetti e benda i nostri occhi, per nascondere i difetti della persona amata.

Il cuore è così lasciato indifeso, impreparato davanti ad eventuali situazioni pericolose e le crepe che non avevamo visto all’inizio, se non curate possono distruggerci.

Il libro ci racconta di un matrimonio inizialmente perfetto, logorato, con il passare degli anni, da quelle iniziali imperfezioni celate dall’amore intenso; il sentimento, purtroppo, si  trasforma gradualmente in qualcos’altro, raffreddato e corrotto dal seme dell’incomprensione, per diventare prima delusione e infine disprezzo.

Purtroppo l’amore non sempre riesce a tappare le crepe che l’incomprensione crea in un rapporto.

La vittima iniziale di questo logorio è la protagonista femminile, che sente, giorno dopo giorno, crescere in se un senso d’inquietudine, frutto dell’incapacità del coniuge di rispettare i suoi desideri, le sue volontà, i suoi rifiuti e suoi sentimenti.

Lei prova inizialmente a fargli capire che è nel suo diritto dire “NO”, come nei doveri di LUI di provare ad adeguarsi ai suoi modi di vita; vivere insieme non è l’annichilimento di uno nell’altro, ma un’armonia di rispetti e di limiti, di doveri e diritti equamente divisi.

Lei ci prova… ma lui non molla mai! E’ un buon oratore e riesce sempre a farle cambiare idea, a far si che lei lo segua sempre, anche controvoglia, dove e con chi vuole lui.

Col tempo capisce che per lui conta solo la propria di felicità, nonostante affermi di fare tutto per farla contenta.

Delusa, smette prima di lamentarsi, poi di dormire insieme a lui e infine di amarlo!

Il marito è troppo pieno di se per capire subito che qualcosa sta cambiando.

Quando però il dubbio che lei non lo ami più si impossessa della sua mente, comincia perseguitarla con domande su domande, ma che non fanno altro che peggiorare la situazione.

Le sue domande sono monotematiche e dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che il suo è un amore egoista e a senso unico; l’unica cosa che interessa a quell’uomo è sapere se lei lo ami ancora e non perchè o cosa stia distruggendo quell’amore.

A questo punto il disprezzo è l’unica risposta che lei può dargli!

Il finale è triste!

Scopriamo che tutta la storia non è altro che il ricordo, la triste analisi di quanto successo, fatta dal marito nel tentativo di capire dove ha sbagliato, dove ha fallito, come ha fatto a rendere infelice sua moglie.

Una comprensione che non arriverà, almeno non completamente!

Consiglio questo libro perché la storia raccontata è così reale che qualcuno potrebbe riconoscersi e, magari, essere spinto a riflettere sui propri comportamenti verso l’altra metà.

Da una pagina del libro:

” …La felicità è tanto più grande quanto meno la si avverte. Sembrerà strano, ma in quei due anni mi parve talvolta persino di annoiarmi. Certamente, poi, non mi resi conto che ero felice. Mi sembrava di fare cosa che tutti fanno: amare la propria moglie ed esserne amato; quest’amore mi sembrava un fatto comune, normale, ossia per nulla prezioso; proprio come l’aria che si respira e ce n’è tanta e diventa preziosa solo quando viene a mancare.”

“…e, insomma, poiché lei non sapeva fornire alcun motivo valido per la sua assenza e io invece ero in grado di darne molti e buonissimi per la sua presenza, era preferibile che lei sopportasse la stanchezza e la noia di quelle serate…..quindi alla fine, invariabilmente, si arrendeva e cominciava in silenzio a vestirsi per uscire. All’ultimo momento, quando era già pronta, le domandavo un’ultima volta se le dispiacesse veramente di accompagnarmi, non tanto perché dubitassi della sua risposta, ormai, quanto per non lasciarle dubbi sulla sua libertà di decisione.”

Alberto Moravia
(Roma, 28 novembre 1907 – Roma, 26 settembre 1990)

Pseudonimo di Alberto Pincherle, Moravia è il secondo cognome della famiglia paterna. E’ stato uno scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, reporter di viaggio e critico cinematografico italiano.

Salì alla ribalta nel 1929 con il romanzo “Gli indifferenti” e pubblicò nella sua lunga carriera più di trenta romanzi. I temi centrali dell’opera di Moravia sono l’aridità morale, l’ipocrisia della vita contemporanea e la sostanziale incapacità degli uomini di raggiungere la felicità. La sua scrittura è rinomata per lo stile semplice e austero, caratterizzato dall’uso di un vocabolario comune inserito in una sintassi elegante ed elaborata.



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